Vulture, vino e comunità locali

Un cammino sensoriale tra i vigneti e la terra vulcanica del Vulture, dove il sapore del vino si intreccia a una straordinaria energia generativa femminile. Questa Netural Walk celebra una Basilicata che resiste e crea comunità, raccontata attraverso le storie di donne resilienti che amministrano, coltivano e trasformano il territorio. Un viaggio interiore e collettivo per scoprire la forza dei legami e la bellezza di una terra che sa seminare nuovi futuri possibili.

Itinerario

Giorno 1 – Monteverde – Melfi
Giorno 2 – Melfi – Rapolla – Rapolla-Venosa
Giorno 3 – Venosa-Maschito – Maschito – Ginestra
Giorno 4 – Ginestra – Barile – Barile – Monticchio
Giorno 5 – Monticchio

Racconto di Viaggio

Esplorare il Vulture è stata un’esperienza intensa, potremmo dire un’esperienza sensoriale, gustativa, visto che ogni tappa è stata caratterizzata dal profumo e dal sapore di un buon vino, figlio del Vulcano, della terra speciale del Vulture, degli impasti di terra fecondi su cui le viti si arrampicano, ogni tappa in cantina è stata un’esperienza culturale e umana incredibile.

Ma c’è un’immagine su tutte che ci portiamo dentro e che apre riflessioni enormi sul futuro di questa terra. L’immagine di tutte le donne che abbiamo incontrato in questa Netural Walk e che in maniera unica hanno saputo raccontare questa terra secondo le loro declinazioni al femminile.

Non è un tema femminista, attenzione, è un dato di fatto, ed è ora che se ne parli e che non resti una coincidenza, non lo è più.

Abbiamo deciso di raccontare questa Netural Walk a partire da loro, dalle loro storie, dalla loro resilienza e dalla loro energia generativa. In ogni tappa della nostra camminata c’era una donna ad attenderci e a raccontarci un pezzo di Vulture: come Angela la nostra guida, con gli occhi lucidi e appassionati mentre ci raccontava con la stessa emozione di briganti, poesia ed ere geologiche, o Elisabetta che ci ha portato tra i suoi vigneti a Maschito e ci ha fatto scoprire il senso della vigna, il tempo che si radica nel terreno e che trasforma i virgulti in fusti, che per 100 anni tiene lì fiere le sue viti. Il Vulture per noi ha gli occhi e la voce delle donne che amministrano questi territori, come Annalisa, la vicesindaca di Maschito, che in attesa di un bimbo ci accompagna per le salite del paese e ci porta ad incontrare la meravigliosa Rosa che impasta focaccia alla polvere di peperone raccontandoci di tempi lontani e bambini curiosi, come la sindaca di Venosa, Marianna, archeologa di formazione e passione, che ci accompagna tra le rovine dell’Incompiuta e ci trascina con la forza del suo racconto in un tempo lontano che ha lasciato tracce di immensa bellezza.

Non potremo scordare neanche l’energia di Sabina e di Martina della Proloco di Barile che ci hanno insegnato a preparare il Tumact me tulez, organizzando un corso di cucina straordinario, di cui abbiamo divorato i risultati.

Il vino, il cibo, l’accoglienza hanno definito il ritmo dei nostri passi, tra diluvi e tempeste improvvise che ci hanno raggiunto mentre eravamo a piedi tra i campi, fradici ed elettrizzati dall’esperienza selvaggia, con alcuni degli abitanti di Ginestra che ci aspettavano all’arrivo, pronti a darci un passaggio in auto nell’ultimo pezzo di strada,e con la sindaca del paese, Fiorella, che ci aiutava a portare bagagli e masserizie… una meraviglia.

Il vino, costante compagno di viaggio,  con i suoi profumi e le sue note di sapore è diventato un pezzo di noi, le botti, le viti, le cantine fresche e accoglienti ci hanno fatto da tana, come a Melfi nella Cantina Carbone o a Venosa alla Cantina Santa Maria delle Grazie.

È stato bello sentire la pioggia scrosciante fuori e noi rintanati tra le botti di Emanuela Mastrodomenico, riscaldati dal suo sorriso e dai suoi racconti di famiglia, mentre  degustavamo un Aglianico fragrante e strepitoso.

Tutte le Netural Walk finiscono con qualche lacrima, lo dico sempre ai nuovi che partecipano, ed ogni volta è così, un  tumulto di emozioni, la voglia di non lasciarsi e gli appuntamenti al giorno dopo, al viaggio assieme, ad un posto a metà strada; è un viaggio interiore la Netural Walk, ed è un balzo nelle comunità collaboranti che non smettono mai di seguirci, con profumi e racconti.

I profumi delle cucine di Felicetta di Lago Grande e di Incoronata di Villa delle Rose posso ancora sentirli, ma soprattutto riesco a vedere i loro occhi orgogliosi, il loro piglio fiero, la fatica di far valere la loro visione di qualità del prodotto e del servizio, sulla speculazione di una vecchia scuola turistica, che credo abbia i giorni contati.

Donne forti, combattive, competenti, capaci, con una enorme voglia di fare squadra, sistema, comunità contro i retaggi del passato poco collaborativo di questa terra.

E infine Raffaella, energica e appassionata imprenditrice agricola, tornata a Melfi per amore della sua terra, che coltiva con passione e che arricchisce con i saperi che ha acquisito nel suo peregrinare in giro per il mondo. Raffaella conosce le erbe, le essenze, ma soprattutto le sa raccontare e sa trasmettere il suo amore per la terra a grandi e piccini, ha guidato il nostro cammino aiutandoci a conoscere tutte le pieghe del suo territorio, addolcendo le asperità e immaginando con noi nuovi futuri possibili, proprio come ci piace fare ogni volta.

La Netural Walk lascia semi lungo il cammino e li vede crescere nel tempo con la consapevolezza che un seme piantato insieme è più forte di un seme solitario. Lo hanno fatto i ragazzi di Stato Di Noia l’anno scorso e vedere il loro festival realizzarsi quest’anno è stato meraviglioso, lo ha fatto Silvio con Wonder Grottole, un seme piantato in occasione della prima Netural Walk, lo ha fatto Quirino, la nostra guida del Pollino di un anno fa, che oggi ha aperto la sua casa e il suo laboratorio di zampogne ai nomadi curiosi, lo fa da sempre Federico Valicenti, che porta il mondo a casa sua.

È una Basilicata che esiste e resiste con fierezza, esiste a dispetto di quanti fino a qualche anno fa non sapevano collocarla sulla cartina dell’Italia e resiste all’emigrazione dei giovani, allo scempio del petrolio e delle scorie, allo sconforto e alla lamentela diffusa, costruendo alternative concrete ed esemplari.

Ps: Un gigantesco ringraziamento anche a tutti gli uomini fantastici che ci hanno supportato, seguito, aiutato per organizzare il nostro cammino nel Vulture, ovviamente: Antonio, il vicesindaco di Monteverde con gli occhi che brillano, Salvo e Vincenzo, le nostre guide, Lorenzo, il giornalista e tantissimi altri lucani speciali. Grazie a Giovanni di Monteverde e a sua moglie Giusy, ad Elisabetta e alla loro splendida frittata di cipolle, all’AUSER di Maschito, al proprietario della cantina di Rapolla e all’assessore del paese, a Roberto della Rete delle Associazioni Appia Antica che ci ha fatto da gancio nella terra di Orazio e a Enrico che ci ha portato per le strade del centro storico, raccontandoci aneddoti e belle storie. E a Gipsy, il nostro cane guida.